Pubblicato da: Andrea | maggio 31, 2011

Contador, il Cannibale buono


Se avesse voluto, avrebbe potuto vincere almeno cinque tappe. Invece, si è accontentato di alzare le braccia al cielo “solo” in cima all’Etna e al termine della cronoscalata del Nevegal, dedicata all’amico Tondo Volpini, corridore della Movistar scomparso in Spagna il giorno prima. Per strada,però, ha trovato un tesoro: degli alleati in più, vedi Rujano o Igor Anton, il favore di critica e pubblico, ma anche, e soprattutto, il secondo Giro della sua carriera, la sesta corsa a tappe conquistata su appena sette tentativi (tre Tour e una Vuelta gli altri trionfi).
Parliamo, naturalmente, di Alberto Contador, vero e proprio matador della 94esima edizione della corsa rosa, che ha celebrato quest’anno il 150esimo anniversario dell’Unità d’Italia. 3524,5 Km da Torino a Milano ricchi di insidie e di salite, che hanno consacrato (una volta di più) il talento del ventottenne passato quest’anno dall’Astana alla Saxo Bank di Bjarne Riis.
Fin dal primo cavalcavia, quello posto a un Km dal traguardo della tappa di Tropea, lo spagnolo ha messo le cose in chiaro, ridimensionando già sull’Etna le ambizioni dei nostri Scarponi e Nibali, che si son dovuti accontentare di battagliare per il secondo posto, andato alla fine al marchigiano. Ma l’immagine più bella resta forse quella della Bergamo-Macugnaca, con l’omaggio del campione all’amico ed ex fedele gregario Paolo Tiralongo, alla prima affermazione in undici anni di onorata carriera al servizio del capitano di turno.
E gli altri? Scarponi ha vinto il Giro degli umani, ma non ha mostrato la gamba di inizio stagione. Nibali non ha forse superato l’atteso esame di maturità, ma c’è da dire che probabilmente il siciliano è più corridore da Tour (e Ivan Basso da Giro: col varesino la Liquigas avrebbe dato più filo da torcere a Contador). Garzelli si è prodotto forse nell’ultimo acuto della sua lunga carriera, conquistando una maglia verde per la verità poco ambita dai principali corridori e non troppo sudata (tappone del Gardeccia a parte). Rujano è tornato il grande scalatore che abbiamo conosciuto al Giro del 2005, l’unico in grado di tenere testa a Contador quando la strada si è impennata. Kreuziger ha fatto sua la maglia bianca, riuscendo ad avere la meglio sulla sorpresa Krujiswjik (Rabobank), ma nonostante il lusinghiero sesto posto non è stato l’outsider che in molti si aspettavano. Qualche kilometro in più a cronometro gli avrebbe giovato, ma il tempo è dalla sua parte.
Tra le altre note liete sono da annoverare il francese Gadret, ottimo quarto in generale, e le affermazioni di tappa dei giovani Ulissi, Gatto e Capecchi (buone notizie per Bettini). Positivo anche il Giro di Cataldo e Carrara, spesso presenti nelle fughe e rispettivamente 13.o e 17.o in generale: un buon punto di partenza per sperare di ottenere anche qualcosa in più in futuro. Cavendish e Petacchi hanno animato le (poche) frazioni pianeggianti, con il britannico che ha dimostrato ancora una volta di essere lo sprinter più forte al mondo. Le sorprese, tra le ruote veloci, portano il nome degli italiani Appollonio (Sky) e Ferrari (Androni), sempre tra i primi.
Male, invece, la neonata Geox, che non è riuscita a pungere con Menchov e (soprattutto) Sastre, come negativo è stato il Giro di Lovkvist (promessa non mantenuta) e della Sky e di Serpa (Androni). Per Sella e Di Luca, infine, non si può parlare di vero e proprio fallimento, dato che per loro l’obiettivo era quello di ritrovare condizione, ritmo e stimoli al rientro dopo la squalifica. E’ stato purtroppo anche un Giro maledetto, per l’incidente costato la vita a Wouter Weylandts. Il gruppo e la gente per strada, numerosa e appassionata come sempre, ne hanno omaggiato la memoria.
A Milano, sotto il Duomo, l’incoronazione di Re Contador. Visto che il Tas tarderà a pronunciarsi sulla sua eventuale squalifica, è probabile che lo spagnolo correrà (per vincere) anche il Tour. Intanto, però, arrivederci Giro. E grazie per le emozioni che ogni anno ci regali.

Andrea Buono


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